I bambini, nella Chiesa profeti della tenerezza di Dio – Sabato della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

I bambini, nella Chiesa profeti della tenerezza di Dio – Sabato della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)

26 Febbraio 2025 0 Di Pasquale Giordano

Sabato della VII settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Sir 17,1-13 Sal 102

Il tuo aiuto, Dio onnipotente,
ci renda sempre attenti alla voce dello Spirito,
perché possiamo conoscere ciò che è conforme alla tua volontà
e attuarlo nelle parole e nelle opere.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.

Dal libro del Siràcide Sir 17,1-13
Dio formò l’uomo a sua immagine.

Il Signore creò l’uomo dalla terra
e ad essa di nuovo lo fece tornare.
Egli assegnò loro giorni contati e un tempo definito,
dando loro potere su quanto essa contiene.
Li rivestì di una forza pari alla sua
e a sua immagine li formò.
In ogni vivente infuse il timore dell’uomo,
perché dominasse sulle bestie e sugli uccelli.
Discernimento, lingua, occhi,
orecchi e cuore diede loro per pensare.
Li riempì di scienza e d’intelligenza
e mostrò loro sia il bene che il male.
Pose il timore di sé nei loro cuori,
per mostrare loro la grandezza delle sue opere,
e permise loro di gloriarsi nei secoli delle sue meraviglie.
Loderanno il suo santo nome
per narrare la grandezza delle sue opere.
Pose davanti a loro la scienza
e diede loro in eredità la legge della vita.
Stabilì con loro un’alleanza eterna
e fece loro conoscere i suoi decreti.
I loro occhi videro la grandezza della sua gloria,
i loro orecchi sentirono la sua voce maestosa.
Disse loro: «Guardatevi da ogni ingiustizia!»
e a ciascuno ordinò di prendersi cura del prossimo.
Le loro vie sono sempre davanti a lui,
non restano nascoste ai suoi occhi.

L’uomo, capolavoro di Dio
Il Siracide presenta la sua visione antropologica che s’ispira chiaramente al racconto genesiaco della creazione. L’uomo è creatura di Dio. Il termine «uomo» viene da «humus», ovvero terra, come «adam» da «adamah» («terra» in ebraico). L’uomo è una creatura «terrena» che però è elevata dal Signore ad una dignità più alta delle altre creature che, pur essendo anch’esse terrestri, gli sono sottomesse. Il Signore ha fatto l’uomo a sua immagine conferendogli l’autorità per renderlo corresponsabile del mondo creato. Essere immagine di Dio vuol dire essere chiamati non solo a rappresentare ma a ripresentare Dio, ovvero renderlo presente nel mondo con la sua azione. L’uomo è procreatore perché gli è concesso non solo di riprodursi ma anche di generare. La creazione è strettamente legata alla generatività che si declina nelle molte forme con le quali ci si prende cura delle creature. Ciò che contraddistingue l’uomo è l’intelligenza, ovvero la capacità di pensare e, di conseguenza di agire. Anche in questo l’uomo si riconosce somigliante a Dio. L’amore non è un semplice sentimento ma nasce dal cuore perché idealmente da esso sono generati anche i pensieri che orientano la volontà dirigendola verso il bene e prendendo le distanze dal male. Il discernimento tra il bene e il male è possibile perché l’uomo è reso capace da Dio di entrare in dialogo con lui. L’uomo, infatti, non è semplice esecutore di un destino segnato da una forza superiore, ma è interlocutore di Dio e come tale destinatario della legge divina scritta dallo Spirito Santo nel suo cuore. Dio, per mezzo della Parola, si rivela e si comunica all’uomo instaurando un rapporto familiare nel quale sperimenta la sua paternità e cresce nella dimensione filiale. L’amore di Dio non è opprimente e il suo fare inquisitorio, ma promuove l’uomo educandolo alla fedeltà e alla responsabilità verso gli altri.

Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,13-16)
Chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso.

In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».
E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

I bambini, nella Chiesa profeti della tenerezza di Dio
Per la seconda volta Gesù deve intervenire per dissentire dai suoi discepoli che respingono i bambini portati dal Maestro per essere benedetti. Sinceramente non si capisce quale sia il motivo del loro rimprovero che rischia di inibire la spontaneità dei piccoli. Questo atteggiamento rigido e scontroso fa indignare Gesù che invece ordina di lasciar andare i bambini perché li possa abbracciare e benedire imponendo la sua mano sul loro capo. I discepoli di Gesù sono troppo presi dal loro ruolo da dimenticare che il fine del ministero ricevuto non è quello di selezionare coloro che possono incontrare Gesù, ma facilitare il contatto con lui. Gesù è il Regno di Dio, cioè il volto del Padre che mostra la benevolenza e la tenerezza a tutti, soprattutto ai più piccoli. La misericordia è l’amorevole attenzione di Dio a chi, come i bambini, non hanno nulla da restituire. I bambini accolgono Gesù e da lui si fanno abbracciare e benedire perché a loro basta il calore di un abbraccio, un sorriso rassicurante nelle loro molte paure, una mano ferma nel loro incedere incerto. Gesù non è freddo maestro che impartisce lezioni, magari a suon di ceffoni, o un rigido precettore che sorveglia la condotta dei suoi sottoposti. Una chiesa anaffettiva che disdegna la spontaneità tipica dello Spirito si condanna a rimanere sterile e sola. Il profeta Osea (Os 11) descrive Dio come quel papà che si piega per prendere il bambino, sollevarlo e portarlo alla guancia per ricevere un bacio. Gesù ci chiede di apprezzare nei bambini la facilità con la quale creano relazioni di amicizia, la spontaneità con la quale giocano insieme ad altri coetanei, la creatività con la quale gioiscono con poche cose.

Preghiamo
Signore Gesù, quando sono immerso nei miei pensieri, preso dalle tante occupazioni, concentrato su me stesso, donami un bambino che mi aiuti a sollevare gli occhi dal mio piccolo mondo nel quale mi sono rinchiuso. La sua richiesta mi aiuterà a discernere ciò che è urgente e ciò che è necessario. Possa farmi convertire dai bambini perché impari ad usare l’alfabeto della semplicità, della spontaneità, della creatività. Donami quella sana leggerezza e ironia per saper giocare come fanno i bambini. La Chiesa che servirò sarà meno fredda e distaccata, meno triste e sola. Come la casa dove ci sono bimbi, la chiesa sarà forse disordinata e bisognerà adattarsi a loro, ma mai si allontanerà uno di questi piccoli perché respinto o umiliato.