
La Carità è la fioritura della fede – Mercoledì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Mercoledì della III settimana del Tempo Ordinario (Anno dispari)
Eb 10,11-18 Sal 109

Dio onnipotente ed eterno,
guida le nostre azioni secondo la tua volontà,
perché nel nome del tuo diletto Figlio
portiamo frutti generosi di opere buone.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
Dalla lettera agli Ebrei Eb 10,11-18
Ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
Fratelli, ogni sacerdote si presenta giorno per giorno a celebrare il culto e a offrire molte volte gli stessi sacrifici, che non possono mai eliminare i peccati. Cristo, invece, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, si è assiso per sempre alla destra di Dio, aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti a sgabello dei suoi piedi. Infatti, con un’unica offerta egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati.
A noi lo testimonia anche lo Spirito Santo. Infatti, dopo aver detto:
«Questa è l’alleanza che io stipulerò con loro
dopo quei giorni, dice il Signore:
io porrò le mie leggi nei loro cuori
e le imprimerò nella loro mente»,
dice: «e non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità».
Ora, dove c’è il perdono di queste cose, non c’è più offerta per il peccato.
Cristo, sommo sacerdote, sorgente inesauribile di perdono
L’autore della Lettera agli Ebrei continua il discorso sul sacerdozio di Cristo e la sua superiorità rispetto a quello dell’antica alleanza. Il v. 10, che precede la pericope liturgica, afferma che siamo stati santificati per mezzo dell’offerta che Gesù ha fatto del suo corpo sulla croce, una volta per sempre. Il discorso continua spiegando in che senso siamo stati santificati. Il nostro autore istituisce un paragone tra Gesù e i sacerdoti del tempio. Essi offrono sacrifici inutili poiché non possono eliminare i peccati. Cristo, invece, ha presentato la sua offerta una sola volta e per sempre. La morte di Gesù è letta secondo la categoria del sacrificio nel quale ha offerto sé stesso al Padre, per questo Egli lo ha risuscitato e lo ho ha intronizzato alla sua destra. Sullo sfondo si intuisce il salmo 110: «Oracolo del Signore al mio signore: siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici a sgabello dei tuoi piedi». Il sacrificio di Cristo non giova solo ai giusti ma anche agli avversari di Dio per i quali Egli ha donato suo figlio affinché anche i nemici fossero vinti dall’amore; il processo salvifico, innescato con la morte di Gesù, mira alla salvezza di tutti gli uomini che, accogliendo il dono del Padre, scelgono di corrispondergli con amore filiale. Con la resurrezione Gesù è divenuto Signore e, in base a questa signoria celeste, si può comprendere la ragione profonda dell’efficacia salvifica della sua unica offerta storica. Solidale con i fratelli, con cui ha condiviso la condizione mortale, egli li ha portati con sé nella sua intronizzazione celeste, rendendoli partecipi della sua condizione di “consacrato”. Quindi, non solo li ha strappati dalla condizione di peccato, ma li ha resi perfetti, li ha santificati, li ha totalmente consacrati a Dio realizzando la volontà di Dio e compiendo il progetto della salvezza. Nei versetti 15-17 vi è la citazione di Ger 31,33-34, in cui Dio promette di porre la propria legge nel cuore dei suoi fedeli, in modo che possano conoscere il Signore senza più istruirsi l’un l’altro. Il brano termina con il perdono di Dio: «non mi ricorderò più dei loro peccati e delle loro iniquità». Il v. 18 conclude il discorso affermando che non c’è più bisogno che gli uomini offrano sacrifici per ottenere il perdono perché esso sgorga continuamente, come l’acqua dalla sorgente, dal cuore di Cristo. A noi spetta il compito di ricevere questo dono gratuito perché anche il nostro cuore diventi sorgente di amore.
Dal Vangelo secondo Marco Mc 4,1-20
Il seminatore uscì a seminare.
In quel tempo, Gesù cominciò di nuovo a insegnare lungo il mare. Si riunì attorno a lui una folla enorme, tanto che egli, salito su una barca, si mise a sedere stando in mare, mentre tutta la folla era a terra lungo la riva.
Insegnava loro molte cose con parabole e diceva loro nel suo insegnamento: «Ascoltate. Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; e subito germogliò perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde tra i rovi, e i rovi crebbero, la soffocarono e non diede frutto. Altre parti caddero sul terreno buono e diedero frutto: spuntarono, crebbero e resero il trenta, il sessanta, il cento per uno». E diceva: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
Quando poi furono da soli, quelli che erano intorno a lui insieme ai Dodici lo interrogavano sulle parabole. Ed egli diceva loro: «A voi è stato dato il mistero del regno di Dio; per quelli che sono fuori invece tutto avviene in parabole, affinché guardino, sì, ma non vedano, ascoltino, sì, ma non comprendano, perché non si convertano e venga loro perdonato».
E disse loro: «Non capite questa parabola, e come potrete comprendere tutte le parabole? Il seminatore semina la Parola. Quelli lungo la strada sono coloro nei quali viene seminata la Parola, ma, quando l’ascoltano, subito viene Satana e porta via la Parola seminata in loro. Quelli seminati sul terreno sassoso sono coloro che, quando ascoltano la Parola, subito l’accolgono con gioia, ma non hanno radice in se stessi, sono incostanti e quindi, al sopraggiungere di qualche tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito vengono meno. Altri sono quelli seminati tra i rovi: questi sono coloro che hanno ascoltato la Parola, ma sopraggiungono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza e tutte le altre passioni, soffocano la Parola e questa rimane senza frutto. Altri ancora sono quelli seminati sul terreno buono: sono coloro che ascoltano la Parola, l’accolgono e portano frutto: il trenta, il sessanta, il cento per uno».
La Carità è la fioritura della fede
«Ascoltate!» L’insegnamento di Gesù inizia con l’invito a prestare attenzione, cioè a tenere ben aperti gli occhi del cuore, per poter vedere l’azione di Dio, ascoltare il suo insegnamento di vita ed essere capaci di operare nello stesso modo. Marco nel suo racconto preferisce soffermarsi maggiormente sui fatti piuttosto che organizzare i detti di Gesù in discorsi. L’evangelista inserisce questo piccolo discorso di Gesù, fatto di parabole, perché esso aiuti i discepoli a interpretare alla luce della fede la propria vita. La fede non è altro che la relazione con Dio il cui frutto si rivela nella relazione fraterna all’interno della comunità.
La fede è il dono di Dio che, spargendo il seme ovunque, cerca ogni uomo senza calcoli e condizioni per offrirgli la sua amicizia. L’effetto della semina, ovvero della missione evangelizzatrice di Dio, dipende dalla risposta dell’uomo e dal grado di apertura e d’intimità che realizza con Lui. La fede è una realtà divina e umana, come tale Dio, gettandosi nei solchi della umanità, si sottopone alla legge della crescita che comunque prevede un processo. Nella fede, come nella natura umana e ancora di più nelle relazioni personali, non ci sono automatismi. Il processo di crescita va guidato e accompagnato se si vuole che raggiunga il suo culmine.
Chi ha cura di coltivare la sua relazione con Dio, rimanendo in contatto con Lui, matura umanamente e spiritualmente nella relazione personale e nella comunicazione dei beni spirituali che si chiama comunione. Tuttavia, questo processo di crescita potrebbe bloccarsi quando tale relazione con Dio non è custodita o è abbandonata e lasciata a se stessa. Ancora, quando la relazione è impostata sul piacere o il benessere psico-fisico, quando cioè ci si ferma alla sola emozione piacevole ricercata o avvertita; per cui quando le prove della vita mettono in crisi questa impalcatura fragile, la relazione finisce. La relazione con Dio e con gli altri deve gradualmente scendere in profondità, coinvolgere l’intelligenza e la volontà, in modo che la radice sia profonda. Ma quando ci si lascia prendere dalle urgenze le persone passano al secondo posto.
Da qui l’invito ad avere cura della propria fede non delegando ad altri l’arte della sua coltivazione. Nella misura in cui ci si lascia accompagnare da Dio, attraverso la Chiesa che è la comunità dei discepoli riunita attorno a Gesù, il terreno incolto e refrattario può diventare fertile.
La carità fraterna è la fioritura della fede.
Preghiamo
Signore Gesù, generoso seminatore della Parola, non stancarti di percorrere le nostre strade e visitare ogni terreno lasciando cadere il seme della fede. Ritorna a cacciare i ladri della speranza, frantuma anche con il piccone della prova, se necessario, la durezza del pregiudizio e dell’orgoglio, brucia i rovi delle ansie che assediano l’anima togliendole l’aria della fiducia. Tu che prepari la mia umanità con l’amore degli sposi, la semini con la testimonianza di vita degli educatori, che curi il processo di crescita della fede di ciascuno con la premura materna della Chiesa, accompagnami nel cammino della maturità umana e cristiana affinché il mio cuore sia terreno fertile sul quale s’incontrano chi semina in esso la fede e chi da esso raccoglie la Carità.
